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Le 7 Marce, Gp Brasile – Leclerc-Vettel, la coppia scoppiata…prima del previsto


Gran Premio del Brasile, 20/a tappa del Mondiale di Formula 1 2019. Analizziamo quanto accaduto sul circuito “Carlos Pace” (meglio noto come Interlagos) di San Paolo del Brasile con la nostra monoposto fornita di un cambio vintage ma potente a 7 marce.

Viaggia in 7/a marcia, Max Verstappen – In uno dei fine settimana più “pazzi” del Mondiale di Formula 1 2020, l’olandese è l’unica perla di regolarità. Semplicemente imbattibile. Sia il sabato con la pole position presa d’imperio, sia la domenica in gara dove non lo ha scalfito nulla. Nemmeno il quasi incidente con Kubica in corsia dei box lo ha irretito più di tanto. Pochi secondi dopo l’episodio, infatti, ha infilato con decisione Hamilton e ha legittimato il successo. Riportando così la Red Bull alla vittoria e un motore Honda a trionfare a Interlagos 28 anni dopo Ayrton Senna.

Viaggia in 6/a marcia, Pierre Gasly – Quando subisci una retrocessione professionale, hai due opzioni di scelta: o ti deprimi oppure tiri fuori le unghie. Il francese, rimandato alla Toro Rosso dopo la prima parte di stagione non certo entusiasmante alla Red Bull, ha deciso di intraprendere la seconda possibilità. E il secondo posto di ieri, il suo primo podio in Formula 1 in carriera (salutato con un grande urlo di gioia a fine gara), corona una seconda parte di stagione entusiasmante alla guida della macchina di Faenza. E la Toro Rosso con questo podio consolida il sesto posto nel Mondiale Costruttori, portando il vantaggio sulla Racing Point a 16 punti. Anzi, ora la Renault, distante appena 6 lunghezze, è nel mirino. L’ipotesi di un quinto posto in extremis non è campata in aria.

Viaggia in 5/a marcia, Carlos Sainz – Primo podio mondiale anche per lo spagnolo della McLaren. Un risultato di grande valore, reso esponenzialmente più importante dal fattore non certo banale della partenza dall’ultima casella della griglia. Unico rammarico? Non aver potuto festeggiare il podio…sul podio, poiché la penalizzazione di Hamilton di 5 secondi per la collisione con Albon all’ultimo giro è giunta diversi minuti dopo. Peccato, dato che la situazione era apparsa ai più immediatamente chiara e quindi sarebbe stato giustissimo permettere a Sainz di alzare la coppa del terzo classificato davanti al pubblico e non nel motorhome della McLaren, come poi avvenuto.

Viaggia in 4/a marcia, Alexander Albon – Il thailandese della Red Bull ieri ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno di farlo, come la sua conferma accanto a Verstappen alla guida delle “lattine” sia quantomai meritata. Arriva veramente a un niente dal suo primo podio iridato, ma Hamilton, a poche curve dalla fine, gli rimanda l’obiettivo. Già, rimanda, perché la sensazione è che manca davvero un nonnulla per assaporare l’ebbrezza di quei tre gradini. Chissà, proprio Abu Dhabi potrebbe essere l’occasione giusta.

Viaggia in 3/a marcia, Lewis Hamilton – Quando scriviamo che non si diventa a caso sei volte Campione del Mondo, non lo scriviamo per dare adito a una facile retorica. Ma perché veramente è così. L’Hamilton incarognito con i box per la mappatura del motore sbagliata in occasione del deciso sorpasso subito da Verstappen e per essere rimasto in pista con le gomme medie dopo la Safety Car dovuta al ritiro di Bottas dimostra quanto per l’inglese vincere sia l’unica cosa che conta. Solo che anche lui esagera. L’entrata che mette fuorigioco Albon all’ultimo giro gli costa giustamente la penalizzazione di cinque secondi e il podio a vantaggio di Sainz.

Viaggia in 2/a marcia, la Renault – Le Safety Car e i suicidi sportivi delle Ferrari rimediano parzialmente il fine settimana della scuderia francese, che perlomeno limita i danni con il sesto posto di Ricciardo. Non competitiva fin dalle qualifiche, la vettura giallonera vede a rischio il suo quinto posto costruttori poiché la Toro Rosso, complice il secondo posto di Gasly, è a -6 punti. Ad Abu Dhabi ci vorrà una Renault diversa per portare a casa il quinto posto.

Viaggiano in 1/a marcia, Charles Leclerc e Sebastian Vettel – La lotta tra due piloti della stessa scuderia è sacrosanta in Formula 1. C’è sempre stata e sempre ci sarà. Ma ha sottostato, sottostà e sottosterà sempre a un principio fondamentale: ok la competizione sportiva, ma le vetture devono essere portate al traguardo. Cosa che non è accaduta ieri in casa Ferrari. E ora tocca a Binotto gestire la patata bollente di una coppia che tutti pensavano rischiasse di esplodere l’anno prossimo in caso di una vettura competitiva per il Mondiale fin dall’inizio della stagione. Invece, la coppia è scoppiata prima del previsto. I cocci brasiliani saranno incollati in tempo per Abu Dhabi?





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