EURO 2020 Nazionale Svizzera (Calcio) Nazionali

Svizzera, missione compiuta per Euro 2020


Non era certo la tappa di Gibilterra a turbare i sonni di tifosi e addetti ai lavori in Svizzera: il pass per Euro 2020 è infatti arrivato puntuale come un treno delle FFS. La larga affermazione dei rossocrociati, tuttavia, non ha entusiasmato più di tanto tutti gli opinionisti, così come la consapevolezza di avere ottenuto il quarto lasciapassare consecutivo per un grande torneo: un record per la Nati.

Sarebbe bastato anche solo un pareggio all’undici di Petković per raggiungere l’obbiettivo. Proprio la divisione della posta, a Dublino, da parte della Danimarca ha addirittura consentito agli elvetici di vincere il girone: questo darà loro il diritto di essere inseriti, nel sorteggio, in seconda fascia. Dopo essere arrivati alle finali di Nations League, un altro risultato positivo per l’ex allenatore della Lazio.

Ieri sera Vlado, visti gli infortuni, si è affidato nuovamente a Itten, già in gol nella sua San Gallo contro la Georgia, la scorsa settimana. Nell’undici di partenza spazio anche a Benito, Lang e Fassnacht. Il pupillo di Zeidler (ma è in prestito dal Basilea) ha aperto le danze dopo soli 10′, grazie anche a un’ingenuità dell’estremo difensore locale. In un primo tempo non eccelso, si è notata anche la voglia dell’ex Lucerna Vargas.

Proprio lui (ora all’Augsburg) ha trovato la seconda rete della serata, nella seconda frazione, aprendo un festival del gol che ha visto andare a segno anche Fassnacht e Benito. Dopo il gol della bandiera dei padroni di casa, di nuovo Itten e poi Xhaka hanno provveduto ad arrotondare il risultato.

Soddisfazione, al termine dell’incontro, da parte di Petković. Ai microfoni della RSI, Vlado non ha fatto nulla per nascondere la propria felicità per l’obbiettivo raggiunto: “Sono contento e orgoglioso di quanto fatto dasi miei: vedo ampi margini di miglioramento. I giocatori devono lavorare in tal senso: chi non aveva tanti minuti nelle gambe, in queste due partite, ha patito un po’. Spero che tutti possano trovare spazi nei propri club da qua all’estate e, soprattutto, che non ci siano troppi infortuni.”

“Questa partita mi ha fatto agitare: non si è mai certi di vincere contro nessuno, e il primo tempo mi ha creato qualche preoccupazione. Poi nella ripresa siamo usciti molto bene, centrando l’obbiettivo, che era quello di fare tanti gol e divertirci. Ero certo che la Danimarca non avrebbe vinto in Irlanda. Il mio futuro dopo gli Europei? Non lo so, ne dobbiamo parlare.”

La stessa soddisfazione è venuta un po’ da tutti i protagonisti, passati davanti ai microfoni di Serena Bergomi della RSI. Da capitan Xhaka (in difficoltà a Londra, come sappiamo) all’ex Young Boys Loris Benito, tutti hanno espresso gioia per la qualificazione e per il primo posto nel girone, non così scontato, vista la forza della Danimarca.

Ora, per la Svizzera, inizia la marcia d’avvicinamento a Euro2020. Si partirà dal sorteggio di Bucarest, fissato per sabato 30 novembre alle 18. Da lì, verrà messo a punto un programma di partite amichevoli, che dovrebbero consentire un percorso di preparazione equilibrato per giungere, nel migliore dei modi, alla fase finale del torneo continentale.

Ma quali sono le prospettive concrete della Nati? Ormai da anni si parla di un salto di qualità che, tuttavia, non è mai del tutto completo, visto che si ferma sempre alla prima partita della fase a eliminazione diretta. Si è detto più volte che questa edizione della nazionale rossocrociata sia la migliore in assoluto a livello qualitativo. Tuttavia, qualche dubbio è venuto a più di un addetto ai lavori.

I numeri dicono che questa, come abbiamo scritto sopra, è la quarta partecipazione consecutiva alla fase finale di un grande torneo per nazioni. Però è anche vero che la situazione, alcuni lustri fa, era differente. Innanzitutto è cambiato il panorama calcistico europeo: per cause politiche, alcune grandi nazionali del passato si sono dissolte (l’URSS e la Jugoslavia, per esempio), un’altra si è rafforzata (la Germania è diventata una sola). Ma, soprattutto, sia ai Mondiali che agli Europei, si è allargata la platea della squadre partecipanti.

Oggi, infatti, soprattutto per il torneo continentale, il cammino di qualificazione, per una Nazionale di prestigio, è diventato molto più agevole. Paradossalmente si è fatto più complesso quello per i mondiali, vista la riduzione dei posti per le squadre dell’Uefa. Tuttavia, è innegabile che le cose siano cambiate rispetto a qualche decennio fa. Premesso questo, è anche vero che, da qualche anno, siano diversi i giocatori svizzeri che militano in club di alto livello in Europa, così com’è oggettivo che l’arrivo di tanti elementi di origine balcanica e africana abbia alzato il livello tecnico e atletico collettivo di tutto il movimento calcistico d’oltreconfine.

Quello che manca ancora, in Svizzera, è il fuoriclasse assoluto: il fenomeno alla Ibrahimović, per intenderci. Noi siamo convinti che i tempi siano maturi, visto il tessuto sociale elvetico e l’amore per questo sport che, storicamente, esiste nel Paese. Può darsi che stia già calcando i terreni di qualche piccola squadra giovanile di un paesino o, perché no, quella del vivaio di un club di Super League. Ma questo riguarda un avvenire a breve/lungo periodo.

Nell’immediato, c’è da pensare a quest’estate. Il gruppo, ormai, è di circa una trentina di uomini, tra esperti e giovani. Petković ha centrato il punto: conterà molto il futuro dei vari elementi nei propri club di appartenenza. Non si cresce (o non ci si mantiene, per chi è già al top) senza scendere in campo: l’allenamento non basta. Il tecnico, sotto quest’aspetto, dovrà monitorare con attenzione i suoi, per poter fare le proprie scelte definitive.

Il dubbio è sempre lo stesso: meglio un buon giocatore che fa la riserva nel proprio club, o uno discreto che però gioca con continuità? Sotto quest’aspetto, secondo noi, Vlado dovrebbe farsi vedere di più a Berna e a Basilea: Fassnacht e Itten vengono dalla Super League dove, quest’anno, si stanno facendo vedere con continuità. Noi, infatti, siamo convinti che l’opzione migliore sia la seconda, fermo restando che alcuni elementi siano insostituibili. Però, l’attaccamento alla maglia, la presenza costante in campo con il proprio club, non sono aspetti di poco conto: e casi come quello di Shaqiri devono far riflettere. Ma ci sarà tempo: ora è giusto festeggiare.





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