Eredivisie Estero Olanda

Eredivisie, 14/a giornata – Ajax corsaro, Slutsky saluta


Nemo propheta in patria. O forse si. L’Ajax supera in rimonta l’esame di Enschede in una gara nostalgica per quattro dei suoi principali esponenti: Erik ten Hag, Hachim Ziyech, Dušan Tadić e Quincy Promes. Tutti con un passato in maglia Tukkers e, curiosamente per quanto riguarda i tre tenori dei Lancieri, incapaci di trovare la rete davanti al proprio ex pubblico di casa in una partita che, forse, ha lanciato sulla ribalta l’ennesima stellina made in Amsterdam. Nel resto d’Olanda l’AZ si impone di misura, mentre il PSV Eindhoven continua a barcollare; Slutsky saluta Vitesse, mentre in coda festeggiano punti preziosi Fortuna Sittard ed RKC Waalwijk.

Ad Enschede non bastano nemmeno due reti di svantaggio a fermare i ragazzi di Erik ten Hag. Nello stadio che fu dell’attuale allenatore dell’Ajax, e di tre dei moschettieri in maglia ajacide, il Twente si portano avanti per 2-0 ma non riesce a portare via nemmeno le briciole agli ospiti. Succede che i Lancieri diano vita al solito prepotente avvio di gara, ma su un pallone perso da Ziyech sono i locali a trovare la rete, con Nakamura che indovina uno splendido destro a giro che si spegne all’incrocio destro della porta difesa da Onana; una manciata di minuti, e una dormita di Tagliafico e Blind permette a Cantalapiedra di infilare il secondo pallone nella porta dell’Ajax. Come detto in apertura, però, non bastano due reti di vantaggio ai Tukkers: a guidare la riscossa degli ospiti, però, non è ne Hachim Ziyech, ne Donny van de Beek, ne Dušan Tadić o Quinci Promes. E’ un classe ’99, Noa Long, che referta una tripletta alla prima della sua carriera in Eredivisie con due tap-in da scafato rapinatore d’area prima del gollonzo su svarione della difesa avversaria per il 2-4 che blinda il blitz ajacide nel Twente successivamente alla legnata di Huntelaar che aveva completato la rimonta. Ancora Huntelaar mette la parola fine all’incontro, che se per l’Ajax rappresenta solo l’ennesimo successo in questa Eredivisie (pur se faticato) per il giovane Noa Long può rappresentare (forse) la sliding doors della carriera.

Scaraventato fuori dall’Europa League con un sonoro 4-0 dallo Sporting Lisbona, il PSV Eindhoven si presenta sul campo dell’Emmen ancora malconcio per i postumi di una sconfitta che contro i pronostici della vigilia (ma, forse, sono quelli degli osservatori più superficiali) vede i Boerens estromessi da entrambe le competizioni europee continuando nello sprofondo che ha contrassegnato la quasi totalità della stagione del PSV, con van Bommel sempre meno saldo (per usare un eufemismo). L’incontro con l’Emmen vede i locali attentare subito alla porta di Unnerstal con Kolar che trova reattivo l’estremo difensore avversario; il pericolo desta i ragazzi di van Bommel, che passano al 15’ con Schwaab. Bijl troverebbe l’immediato pari con una clamorosa palombella da metà campo a incenerire un dormiente Unnerstal, ma il direttore di gara salva il PSV annullando il pari dell’Emmen per un fallo fischiato allo stesso Bijl su Bergwijn sulla riconquista del pallone; scampato il pericolo il PSV Eindhoven legittima il vantaggio sciupando diverse occasioni da rete, e andando quindi a riposo sul minimo vantaggio. Lo sciupìo offensivo del PSV Eindhoven, però, non passa inosservato agli deì del calcio che a inizio ripresa fanno pagare dazio ai Boerens: l’Emmen trova il pari con la deviazione sotto misura di Kolar, all’inizio di un secondo tempo che vede sparire dal campo il PSV Eindhoven almeno fino al forcing finale. Il gol annullato a Mitroglu in pieno recupero è uno dei pochi sussulti della gara degli ospiti nel secondo tempo, con il pari di Emmen che vede i biancorossi di van Bommel scivolare a 13 lunghezze dall’Ajax di ten Hag, e a sette dall’AZ vittorioso di misura sul Venlo grazie al gol di Sugawara al minuto 39.

Se van Bommel rimane appeso a un filo ma non demorde, chi saluta è Leonid Slutski. La quinta sconfitta consecutiva è quella che fa traboccare il vaso per il tecnico russo, che vistosi rimontare da 2-0 a 2-3 dall’Heerenveen all’Abe Lenstra Stadion di Heerenveen si presenta in zona mista con un misto di sentimenti assortiti che lo portano a rassegnare le dimissioni stante l’incapacità di cambiare la rotta in casa Vitesse. E dire che ad Heerenveen le cose sembravano mettersi per il meglio per i gialloneri: pronti via e Matavž fugge alla difesa dei Frisoni impallinando Hahn, mentre al 20’ è Linssen a doppiare il margine di vantaggio degli ospiti. Dopo il recente poker di sconfitte Slutsky sembra finalmente poter ritrovare il sorriso, ma non ha fatto i conti l’harakiri della propria terza linea: Doekhi affonda Bruijn in area permettendo a Faik dal dischetto di mandare le squadre a riposo, prima di un secondo tempo che cambierà irreparabilmente la storia del tecnico russo sulla panchina del Vitesse. Nella ripresa scende in campo un altro Heerenveen e, purtroppo per l’ex-allenatore del CSKA, anche un altro Vitesse: Lelieveld al 62’ incespica, e spalanca a van Bergen la fuga verso la porta di Pasveer che vale il pareggio, prima che ancora Doekhi marchi approssimativamente Odgaard che pochi minuti dopo trova in area la girata che capovolge la gara dell’Abe Lenstra. Finisce in gloria per l’Heerenveen, che festeggia la vittoria e mette la freccia in classifica proprio sui gialloneri tuffandosi in zona playoff; al Vitesse rimane un pugno di mosche in mano, oltre alla scomoda pratica della sostituzione di Slutsky, capace con grande dignità di abbandonare la nave di cui aveva preso coscienza di avere oramai perso il timone.

Sempre in tema di momenti no, storce il naso anche van den Brom: il suo Utrecht è sorpreso al Galgenwaard dall’RKC Waalwijk fanalino di coda, che con il gol di Meulensteen al 69′ centra il primo sorprendente successo esterno di questa Eredivisie avvicinando le altre compagini in lotta per la salvezza, e costringendo al terzo k.o. consecutivo un Utreg ancora troppo balbettante. L’inopinata sconfitta interna costringe l’Utrecht momentaneamente fuori dalla zona playoff, dove salgono al contrario a suon di poker l’Heracles (4-0 all’ADO Den Haag) e il Willem II (4-0 allo Sparta Rotterdam), oltre al Feyenoord vittorioso di misura sullo Zwolle. Il quadro di giornata è completato dall’1-0 griffato Karjalainen con il quale il Fortuna Sittard piega il Groningen cucendosi un margine momentaneo di tre lunghezze sulla zona calda: detto dell’RKC, ancora fanalino di coda, l’ADO Den Haag sarebbe oggi l’altra compagine retrocessa e registra le dimissioni di Alfonse Groenendijk, mentre al VVV Venlo spetterebbe il posto in Nacompetitie.

SUGLI SCUDI – Noa Lang
Che l’Ajax, storicamente, sia una vera e propria miniera d’oro per i club del Vecchio Continente, è cosa nota. Non serve tornare un granché indietro nel tempo, infatti, per rivivere nella mente le gesta dell’Ajax della scorsa stagione nella quale brillavano, per fare un esempio, Matthijs de Ligt e Frankie de Jong che arrotondando le cifre nella scorsa estate hanno portato nelle casse dei Lancieri circa 160 milioni di euro. Se domani a seguirne le orme sembrano destinati a essere i vari van de Beek, Neres, Onana e Taglifico, i Lancieri sembrano essere già attrezzati anche per il dopodomani: chiedere, per esempio di Noa Lang. Nato nel 1999, il giovane attaccante dell’Ajax si è ritagliato un posto in prima pagina lo scorso fine settimana, con una tripletta all’esordio in Eredivisie (roba che a queste latitudini non si vedevano da oltre 50 anni) che ha permesso ai ragazzi di ten Hag la difficile rimonta sul campo del Twente consentendo al giovane Lang di balzare sui taccuini degli osservatori di mezza Europa. Probabilmente la metà più distratta, pronta a monitorare l’evoluzione del giovane talentino dei Lancieri che, dal canto suo, dovrà godersi l’inaspettata notorietà senza farsi travolgere dalla stessa come ad esempio accaduto suo malgrado a Kasper Dolberg.

DIETRO LA LAVAGNA – Mark van Bommel
Si è detto poc’anzi della presa di coscienza di Leonid Slutsky e Alfons Groenendijk, entrambi dimissionari al termine delle gare perse malamente rispettivamente contro Heerenveen ed Heracles. Rassegnazione e consapevolezza che hanno spinto due tecnici di esperienza ad abbandonare la nave, convinti di non poter riuscire a risollevare le sorti dei propri club di appartenenza. Rassegnazione che, al contrario, non sembra voler fare capolino nella testa di Mark van Bommel, in sella a un PSV Eindhoven sempre più in difficoltà: i pesanti rovesci in Europa League, costati l’eliminazione dall’Europa (da Champions ed Europa League), si accompagnano a un deficitario cammino in Eredivisie che nelle ultime settimane a visto i Boerens precipitare a 13 punti di distanza dall’Ajax capolista e sempre più spesso costretto ad affidarsi alle proprie numerose individualità. Se da un lato la determinazione di van Bommel è senz’altro ammirevole, dall’altro l’involuzione del PSV Eindhoven è purtroppo evidente ai più e, forse, richiederebbe qualche riflessione in più da parte di van Bommel circa le bontà della scelta di voler proseguire un matrimonio oramai apparentemente troppo logoro.

 





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