Inter-Celtic, Deila: “Prima dell’espulsione, eravamo in controllo della partita”

L’allenatore del Celtic, Ronny Deila, ha commentato la sconfitta subita dai suoi a San Siro contro l’Inter. Ecco le sue dichiarazioni in conferenza stampa.

“Chiaramente sono deluso, mi dispiace per i miei giocatori. Sono orgoglioso: abbiamo fatto bene finché siamo stati undici contro undici e spero che una prestazione del genere dia fiducia alla squadra. Per quanto riguarda l’espulsione, credo non sia meritata. Penso che l’arbitro oggi abbia fatto degli errori. Spero comunque di fare bene in campionato e che questa partita ci dia ulteriore forza.

Credo che ci siano stati tanti piccoli episodi che ci hanno fatto perdere. In parità numerica avevamo la partita in controllo, poi abbiamo dovuto lavorare duro in difesa. L’Inter è una squadra valida, dobbiamo dimenticare questa serata e concentrarci sulla partita di domenica.

Sono orgoglioso dei ragazzi e sono dispiaciuto per com’è andata. Mi ritengo deluso, perché oggi abbiamo avuto la possibilità di vincere, fin dal 3-3 dell’andata. Dobbiamo continuare a focalizzarci sul campionato e tornare in Europa più forti di prima.

Mackay Steven è stato sostituito, va da sé che Matthews ha dovuto difendere più che dare appoggio offensivo e penso abbia fatto un buon lavoro, come tutti i miei difensori. Si poteva fare poco di più in dieci contro undici. Commons è stato infortunato tanto ed è rientrato da poco: ho provato a metterlo dentro alla fine per dare più forza all’attacco. Sugli altri giocatori indisponibili è inutile parlare.

Per quanto riguarda l’Inter, può solo andare meglio e credo abbia la possibilità di andare avanti in Europa. La gara oggi è stata equilibrata. Molti dicono che al Celtic Park l’Inter ci abbia sottovalutato, ma io non sono d’accordo. Fatto sta che oggi abbiamo tenuto bene il campo, per poi difendere per necessità. Sono felice del sostegno dei fan: stanno cantando ancora adesso, sono fantastici. L’UEFA li ha richiamati per il comportamento al 49′? Sono cose che non hanno a che fare col calcio, secondo me”.

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Pavese classe '91, laureato in scienze politiche, per lui lo sport è uno specchio su cui si riflette la storia di un popolo. Stregato dal calcio inglese e greco, ama la politica, l'heavy metal e il whiskey.